RITIRO IMMEDIATO DALL’AFGHANISTAN
34 militari italiani morti dal 2003, anno di inizio della cosiddetta “missione di pace” italiana in Afghanistan, nell’ambito della ISAF (International Security Assistance Force), sotto comando NATO.
12 militari italiani morti solo nel corso di quest’anno.
Oltre 1200 gli Afghani uccisi dagli Italiani in Afghanistan.
3400 i nostri militari impegnati in quel terribile teatro di guerra e saranno 4000 entro la fine dell’anno.
Oggi, ancora una volta siamo costretti a piangere la morte di quattro nostri giovani connazionali, caduti in un
attentato dei ribelli talebani nel Gulistan, provincia di Helmand, roccaforte dei talebani, nell’Afghanistan occidentale.
Sebastiano Ville, Gianmarco Manca, Francesco Vannozzi e Marco Pedone, gli alpini uccisi sabato, e un quinto, Luca Cornacchia, è rimasto gravemente ferito.
Nessuno può più credere alla favola della “missione di pace”. Siamo in guerra e ci stiamo entrando sempre di più. La zona dove è avvenuto l’attentato è una delle più pericolose ed era fino a poco tempo fa controllata dai Marines americani.
Il nostro Ministro della Difesa, Ignazio La Russa ora pensa di armare di bombe i nostri velivoli.
Una tale scelta, oltre che palesemente in contrasto con la nostra Costituzione, sarebbe inutile e controproducente. Non farebbe che aumentare il livello dello scontro e la voglia dei Talebani di colpire i nostri militari.
C’è un solo modo non ipocrita di commemorare i nostri caduti. Fare sì che non ci siano altri morti. Ritirare al più presto il nostro contingente dall’Afghanistan.
Gli Stati Uniti che hanno iniziato questo conflitto nell’ottobre 2001, all’indomani dell’attentato alle torri gemelle, stanno iniziando a programmare il ritiro entro il 2011. Il governo di Hamid Karzai ha avviato colloqui segreti ad alto livello con i talebani per mettere fine al conflitto.
Cosa stiamo difendendo in quel Paese? quali interessi? La vera difesa dell’interesse nazionale coincide con il rispetto dell’Art. 11 della Costituzione: l’Italia ripudia la guerra.
Altre sono le strade per aiutare il popolo afghano ad uscire da questo terribile conflitto. Devono entrare in campo le armi della politica e della diplomazia ed uscire dal campo le armi che uccidono.
Ribadiamo pertanto la nostra assoluta contrarietà alla partecipazione del nostro Paese al conflitto afgano e ancora una volta chiediamo il ritiro delle nostre truppe dal quel teatro di guerra.
LABORATORIO PACE di
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' del VCO
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