mercoledì 21 aprile 2010

VIA DALL’AFGHANISTAN

Nell’esprimere la nostra gioia per il rilascio dei tre volontari di Emergency, Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani, e per il loro contestuale proscioglimento dalle ridicole e infamanti accuse di attività terroristiche, nel ribadire la nostra più totale solidarietà con Emergency, organizzazione non governativa che ha fatto della scelta pacifista e della assoluta neutralità nei conflitti la premessa indispensabile per svolgere la propria azione umanitaria nei teatri di guerra,

non possiamo non riflettere sul contesto che ha fatto scaturire la vicenda dell’arresto dei nostri tre connazionali e di altri sei volontari afgani: un contesto di guerra infinita, in cui le nostre truppe (quasi 3mila militari, destinati ad aumentare a breve a 4.000) sono direttamente impegnate, all’interno dell’ISAF (International Security Assistance Force), sotto comando NATO.

Si tratta un conflitto voluto dall’allora Presidente USA Gorge W. Bush, all’indomani del tragico attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001. La guerra, iniziata nell’ottobre di quell’anno sarebbe dovuta servire per catturare Osama bin Laden, capo dell’organizzazione terroristica al Qaeda, che si diceva fosse appoggiata dal governo afgano dei Talebani (studenti islamici fondamentalisti), dura ormai da quasi nove anni.

La prima guerra mondiale, la “grande guerra” è durata quattro anni; la seconda guerra mondiale, col suo abisso di violenze e barbarie, ha richiesto meno di sei anni per sconfiggere la Germania nazista, e l’impero nipponico, suo alleato asiatico. L’attuale guerra in Afghanistan, combattuta da oltre 58 mila soldati della coalizione, affiancati dall’esercito “regolare” afgano, “al fine di assistere il Governo afgano nel mantenimento della sicurezza, favorire lo sviluppo delle strutture di governo, estendere il controllo del governo su tutto il Paese ed assistere gli sforzi umanitari e di ricostruzione dello stesso”i, dura ormai da quasi nove anni. Osama bin Laden non è stato catturato, i Talebani non governano più su Kabul, ma controllano gran parte del Paese, i morti civili hanno superato di gran lunga il triste numero dei morti ammazzati dall’attacco alle torri gemelle di New York.

Basterebbe questo banale conteggio per capire l’assurdità di questo conflitto, di cui non si vede la conclusione.

L’intervento italiano non ha mai avuto nessuna giustificazione, è in contrasto col mandato costituzionale, visto che non assicura né la pace né la giustiziaii; come si è dimostrato nel caso dell’attacco all’ospedale di Emergency di Lashkar Gah, non è neppure in grado di salvaguardare la sicurezza e l’incolumità dei nostri connazionali impegnati davvero in missioni di pace; ha infine un costo altissimo che distoglie risorse economiche ingenti da altri settori che ne avrebbero bisogno, come per esempio le forze di polizia.

Ribadiamo pertanto la nostra assoluta contrarietà alla partecipazione del nostro Paese al conflitto afgano e ancora una volta chiediamo il ritiro delle nostre truppe dal quel teatro di guerra.


i Partecipazione Italiana alla Operazione Nato Isaf - Stato Maggiore della Difesa, Ufficio generale del Capo di Stato Maggiore, ufficio pubblica informazione

ii2L’Italia ripudia la guerra (…) come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente (…) alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni …”(Costituzione della Repubblica Italiana – art. 11)


Il coordinamento provinciale di


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